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Il Terrore e noi. Barcellona, Agosto 2017 The Terror and us. Barcelona, August 2017.

September 8, 2017

 

Come alcuni di voi avranno già visto dalle foto pubblicate qui e là, lo scorso Agosto ho passato alcuni giorni a Barcellona.

Si tratta di una città che conosco perfettamente, è la mia seconda casa, ogni volta che vado mi sento come se fossi del posto, una città vibrante, solare, gioiosa e accogliente.

I Barcellonesi da bravi catalani sono una popolazione orgogliosa e interessante, con le loro sicurezze e le loro debolezze, ospitali e al tempo stesso esigenti.

Ti accolgono a braccia aperte, ma vogliono rispetto per le loro idee, tradizioni, per la loro città.

Insomma, (si è capito?) è una città che adoro.

 

Dicevamo, circa un mese fa abbiamo deciso come ogni anno di trascorrere alcuni giorni a Barcellona, e siamo partiti con gioia alla scoperta di angoli nascosti di una città che non smette di stupire.

Arrivati il 16 agosto alle 8 di sera, il tempo di una doccia, una piacevole cena e due passi, abbiamo rimandato al giorno successivo le nostre esplorazioni, curiosi e felici come si può essere solo in viaggio.

 

La mattina del 17 agosto ce la prendiamo comoda, ci svegliamo tardi, colazione tardissimo, prendiamo confidenza con la casa ecc ecc, insomma quando riusciamo a lasciare la casa è già primo pomeriggio... Luca chiede: "dove si va"?

Linda risponde: "dai evitiamo le Ramblas, le abbiamo viste 100 volte, piuttosto andiamo alla festa del Barrio Grácia, si dice sia stupenda e originale, quartiere di artisti, colorato e spumeggiante"..

 

Prendiamo la metro, e verso le 5 ci perdiamo nelle incredibili vie di Grácia, coloratissime e divertenti, acquistiamo collanine, ridiamo, sgomitiamo in mezzo ad una folla rumorosa e sorridente.

La festa di Grácia ha questa caratteristica - ogni strada del quartiere è addobbata con un tema diverso e con materiali di riciclo, passiamo davanti al tema Leonardo da Vinci, addirittura Lenin e il Cremlino, king Kong arrampicato su una torre fatta di rifiuti riciclati - fantastico.

Alle 17.30 entriamo in una via che ci colpisce particolarmente....la via è addobbata a tema horror, quindi fantasmi, scheletri, la Morte.

 

Ed è proprio in quel momento, mentre facciamo selfie stupidi sotto ai fantocci travestiti da scheletro, che il mio telefono impazzisce.

Il primo messaggio è di Jacopo, un mio carissimo amico del liceo - lo vedo apparire in alto sul mio iphone - il secondo è di Serena, una mia amica di Università, e poi Silvia, Giacomo, Claudia....

Messaggi in Whazzup, in Messenger, su Facebook.

Ci guardiamo: "è successo qualcosa".

Uno dei messaggi linka ad un articolo che mi gela il sangue: Barcellona, 17 Agosto 2017, h. 17 - Attentato sulle Ramblas, furgone sui passanti - attentatore in fuga.

Il titolo mi rimbomba nelle orecchie.

Ci guardiamo intorno, l'atmosfera è festosa, sorridente, ma per noi è cambiato tutto. "Qui ancora non lo sa nessuno".

Scrivo di corsa su Facebook che sto bene, scriviamo ai nostri genitori su whazzup.

Contemporaneamente, due bambini scoppiano a piangere, alcune ragazze si abbracciano, arriva di corsa un furgone blindato, scendono i Mossos D'Esquadra e iniziano a transennare anche la nostra zona, ci mandano via. Bisogna muoversi.

 

Ci troviamo esattamente a 3 chilometri dal nostro alloggio, con la Rambla ferita proprio nel mezzo.

Tutte le metropolitane sono chiuse, non sappiamo bene cosa fare, ma fortunatamente la nostra conoscenza del luogo è tale che in un minuto abbiamo le idee chiare - siamo costretti a tornare a piedi.

Ci incamminiamo, guardandoci intorno - non sappiamo se l'attentato è isolato, se è un attacco in più zone, se dal furgone gli attentatori sono uno o 10 e sono in fuga nelle zone limitrofe.

Non sappiamo nulla, ma continuiamo a camminare, un passo dopo l’altro.

Sulla Diagonal ci troviamo centinaia di sirene, elicotteri, blindati, poliziotti.

Giriamo spaesati e arrabbiati, intorno a noi centinaia di persone che non sanno nulla, è surreale.

Mi fanno male i piedi, ho sete e sono triste, Luca capisce al volo e mi costringe a fermarci ad un bar sulla Diagonal a bere qualcosa - mentre pian piano le notizie si chiariscono.

L'attentatore è uno solo, forse asserragliato in un ristorante, anzi no, dopo pochi minuti sembra sia fuggito attraverso il Raval.

Bevo una coppa di Sangria di vino tinto quasi d'un fiato, respiro profondamente e mi calmo un pò, ricominciamo a camminare.

Proseguiamo per la Diagonal, che oggi è più lunga del solito, soprattutto perché ho le Havaianas e mi fanno male - giriamo sul Passeig de San Juan per circumnavigare la zona rossa.

Ancora un chilometro e mezzo.

Finalmente l'Arco di Trionfo in lontananza - siamo arrivati al nostro alloggio, ci fermiamo al volo in un supermercato h 24 per prendere qualcosa da mangiare per la sera (l'unica sera in cui mangeremo a casa) io e il cassiere arabo ci guardiamo in modo indecifrabile. "non è giusto"

Finalmente il palazzo, il portone, l'ascensore.

Siamo a casa.

Qualche telefonata, la tele accesa, cerchiamo di informarci come possiamo, il pensiero sempre rivolto a chi ha avuto la sfortuna incredibile di trovarsi al posto sbagliato al momento sbagliato, e la fortuna che abbiamo avuto, a scegliere il quartiere Grácia al posto delle Ramblas.

 

La nostra vacanza proseguirà con un velo di malinconia, partecipando alle manifestazioni dei barcellonesi e portando fiori sulla Rambla - nulla sarà più come prima, ma la vita prosegue.

La sensazione è che siamo tutti in pericolo, ma il modo migliore per esorcizzare il diavolo è andare avanti con le nostre vite, grati per ogni giorno nuovo, consapevoli delle nostre esperienze e del mondo in cui viviamo, fieri di quella Rambla strapiena di persone il giorno dopo il fatto, a riprova del fatto che non vinceranno mai.

 

Io credo sempre che sia più forte il bene.

E quella Rambla piena di gente lo dimostra.

Namaste.

 

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As some of you may already know, I spent a few days in Barcelona back in August.

It’s a city I know perfectly well, just like a second home to me, and anytime I go there I feel at home – it’s a radiant, open, happy and welcoming city.

The people of Barcelona are proud and interesting, strong and confident, welcoming and demanding at the same time.

The are happy to welcome you, but still they want to be respected, they want you to show you respect their city and their traditions.

Well, as you may have understood by know I am totally in love.

 

As I said, around a month ago we decided to spend a few days in Barcelona, as we do every year indeed, and we jumped on a plane to fly to a city that never fails to surprise me.

We landed on the 16th of August at 7 pm, and after a shower, a dinner and a short walk we dropped exhausted in our bed, leaving our joyful exploration to the next day – as curious and happy as you can be only when you are on vacation.

The morning of the 17th of August we sleep in, have breakfast with no hurry, we explore our tiny home in Arc de Trionf and in the first hours of the afternoon we leave to dive into the beauty of the city. Luca says: “where do we go?” “well, not on the Ramblas for sure, we’ve been there a hundred times, let’s go exploring the Barrio of Grácia and its amazing Summer Feast” Linda answers.

In a moment we are on the underground, and at 5 pm we get lost in the colours and music of the streets of Grácia.

We laugh and buy necklaces, jostling through the streets full of smiling and noisy crowd.

During the Feast of Grácia, every street in the Barrio is decorated with recycled materials on different themes, we stroll between King King on a skyscraper and Mr Lenin and the Cremplin.

 

At 17.30 we step into a street which strikes us more than the others. The decorations here are “horror style”, so ghosts, skeletons, the Death.

We are taking stupid selfies under skeletons-like puppets when my telephone flips out.

The first message is from Jacopo, a great friend from high school, I see the banner flashing on the top of my iphone – the second one is from Serena, a friend from college, and then Silvia, Giacomo, Claudia…..

Whazzup, Messenger, Facebook are flashing on the top on my iphone.

“Something’s wrong”.

One of the messages come with a link – my blood runs cold: Barcelona, 17th of August 2017 h. 5 pm – Terrorist strike on the Ramblas, van on  pedestrians – the driver is on the run.

The caption echoes in my ears.

We look around, everybody is happy and smiling, but to us, everything has changed. “Nobody knows”.

I frantically write on Facebook we am fine, we send messages to our parents on Whazzup.

Two children start crying at the same time, I see a few girls hugging each other, a military van comes right beside us and the Mossos d’Esquadra start putting on barriers and order us to walk away.

We have to move.

We are 3 kilometers far from our accommodation, and the wounded Rambla is right in the middle.

The Underground is completely closed, it takes a few seconds to understand the only possibility – we have to get back by feet.

We start walking, looking around, we don’t know if the strike is isolated or if others are about to hit, we don’t know how many of them were on the van and where they are hiding.

We don’t know anything, but we go on walking, one step at the time.

On the Diagonal we find ourselves between police vans, sirens, helicopters.

We are confused and angry, around us hundreds of people that maybe still don’t know anything, it’s surreal.

My feet hurt, I’m thirty and sad, Luca sees it all and orders me to sit down and have something to drink while on my iphone news are starting to flow.

The striker is s Muslim guy, barricaded in a Turkish restaurant – or maybe not, after a few minutes he is running though the Barrio Raval.

I drink my Sangria all in one shot, I breathe deeply and apparently calm down a bit – we start walking again.

The Diagonal is incredibly long today, on my feet I have Havaianas and they hurt – we turn on Passeig de San Juan to circumnavigate the red zone.

One kilometer and a half to go.

Suddenly the Arc de Trionf shows in the distance – we are here at last. We step into a 24 h market to buy something to it (it will be the only dinner at home)  I swap a criptic look with the Arab cashier.

The building, the front door, the lift.

We are home.

 

A few phone calls, the news on the tv, trying to reach as many information as we can – thinking about the people on the Rambla, who simply were in the wrong place at the wrong time. It could have been us.

Our vacation will go on between demonstrations of solidarity and unity from the people in Barcelona, because life goes on, but nothing will ever be the same.

I know the feeling is we are all in danger, but the best way to exorcize the Devil is to go on with our lives, grateful for every new day, conscious of the experiences we have lived and of the world we live in, proud of that Rambla full of people the very day after the strike.

That people screaming “we have no fear” is the sign that THEY will never win.

I still believe the good is stronger.

And that Rambla full of people is there to testify it.

Namaste

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